21 Giugno 2008
Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto piú spesso e piú a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me. Queste due cose io non ho bisogno di cercarle e semplicemente supporle come se fossero avvolte nell’oscurità, o fossero nel trascendente fuori del mio orizzonte; io le vedo davanti a me e le connetto immediatamente con la coscienza della mia esistenza.
I. KANT, Critica della ragion pratica
Cercasi uomini capaci di meravigliarsi, di guardare il cielo e imitarne le geometrie, l’ordine di stelle, all’occhio profano confuso pugno di coriandoli lucenti gettato nell’universo buio. Tutelare gli uomini perché ricreino quella stessa spontaneità, quello stesso brillare di luce propria, quella stessa interdipendenza, non è forse il servizio richiesto a chi governa? Mi chiedo se questo compito sia possibile a chi non si meraviglia della legge morale dentro. Senza interiorità quali modelli si possono proporre? Quale uomo si intende tutelare? Il consumatore? Il cliente? A che uomo si pensa quando si fa politica? Si pensa anche a un essere capace di cielo, che riesce ancora a meravigliarsi?
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28 Maggio 2008
Giorgio La Pira, un testimone del nostro tempo, diceva che “la politica è l’attività religiosa più alta dopo quella dell’unione intima con Dio. Perché è la guida dei popoli, una responsabilità immensa, un severissimo servizio”.
Chiara Lubich, Fondatrice del Movimento Politico per l’Unità, espressione politica del Movimento dei Focolari, ad un intervistatore che le chiedeva cosa avrebbe voluto essere nella sua vita se fosse stata uomo rispose “O sacerdote o politico”, a significare proprio l’alto valore intrinsecamente religioso che assegnava alla politica.
Paolo VI, nella lettera apostolica Octogesima Adveniens, arrivava ad affermare che “La politica è una maniera esigente di vivere l’impegno cristiano al servizio degli altri”.
Oggi nelle comunità cristiane, ma anche nei gruppi giovanili laici, si parla tanto di servizio, di solidarietà, di impegno per gli altri, di volontariato, dimenticando, a volte, che una delle forme più esigenti, più crocifisse e più organiche dell’esercizio della carità è l’impegno politico.
Ed è ancora Paolo VI, nella Gaudium et Spes, a parlare della politica come della “arte nobile e difficile”. Un’arte nobile e difficile dunque, e difficile soprattutto per i credenti perché richiede la presa di coscienza dell’autonomia della politica da ogni ipoteca confessionale e il riconoscimento della sua laicità e della sua mondanità. Difficile perché significa affermare il valore e la dignità della pluralità delle opinioni, anche se questo non vuol dire che tutte si equivalgono o che tutte siano efficaci e significative allo stesso modo. Con l’attenzione che deve essere posta soprattutto al pericolo dell’integralismo.
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